“Altronovecento. ambiente tecnica società” è una rivista digitale ad accesso gratuito creata nel 1999 da Giorgio Nebbia e Pier Paolo Poggio nell’ambito delle attività della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia.

Dal numero di esordio del novembre 1999 ne sono usciti mediamente un paio l’anno.

Nella homepage è presente l’accesso all’indice generale. A partire dal dicembre 2011 alcuni numeri sono costituiti da monografie: i Quaderni di Altronovecento.

Caratteri e finalità della rivista sono espressi nell’editoriale del numero 1, firmato dai fondatori.

Coloro che hanno deciso di lanciare “altronovecento” hanno pensato che fosse opportuno ripensare il secolo finito per metterne in luce gli aspetti meno vistosi, anzi dimenticati: molti errori potranno forse essere evitati nel secolo che inizia, il favoloso Duemila, se si ricorda che sono già stati fatti, e anche tante volte, nel Novecento. Già queste poche parole suggeriscono che “altronovecento” vuole essere una rivista di storia, soprattutto della storia minore o degli eventi minori della “Grande Storia”.

Solo per fare pochi esempi. Si sa tanto, forse quasi tutto, sul fascismo, ma pochissimo è stato scritto sull’altro fascismo, quello dell’autarchia, della condizione operaia, delle deportazioni interne di operai apuani mandati nelle miniere del Sulcis, della vita di fabbrica. Si sanno molte cose sugli “orrori” del comunismo, cancellati – finalmente! – perfino facendo sparire i nomi di Leningrado e Stalingrado, ma chi ricorda i sacrifici e l’eroismo del milione di morti nell’assedio di Leningrado, scusate, di San Pietroburgo?!

E, prego non equivocate, i molti milioni travolti nella marcia verso l’industrializzazione forzata?! Si esaltano le glorie della Fiat e dell’industria chimica, ma chi ricorda i morti avvelenati nelle fabbriche per aver respirato solventi clorurati, amianto, fluoruri? Nel corso del secolo il Progresso, a cui non possiamo rinunciare, ha perso man mano l’alone mitico da cui era circondato; ridottosi a sviluppo e poi a crescita non ha cessato di travolgere culture, ambienti, popolazioni, paesaggi… di aggredire la biosfera.

Sapendo un po’ meglio come sono andate e come stanno andando le cose si potrà decidere liberamente come comportarsi. La specie umana non può affidarsi all’istinto e anche le emozioni sono collegate alla conoscenza. Saperne di più sull’ “altro” Novecento, quello dell’industria e dell’ambiente, ci pare che sia ad un tempo interessante e utile.